Psicologia e carcere

Lavoro da anni nel mondo penitenziario, dove accompagno le persone recluse in percorsi di studio, scrittura e confronto. Ho iniziato giovanissima, con un tirocinio nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, e da allora non ho mai smesso di interrogarmi sul senso della pena, sulle contraddizioni del carcere e sul bisogno di ricostruire legami spezzati.

Oggi collaboro con il Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Torino e come psicologa esperta esterna, credendo che la conoscenza e le relazioni siano strumenti concreti di libertà.

Non ho mai amato i termini istituzionali legati al percorso di chi commette un reato: ciò che mi riguarda è la relazione, che io chiamo consapevolizzazione. È un cammino che cura l’assenza, risana ferite profonde e accompagna le persone a sperimentare nuove relazioni nutrienti, perché solo così è possibile ricostruire legami e restituire senso all’appartenenza.

Mi interessa lavorare con chi pensa di non avere più nulla da perdere, con chi si sente più riconosciutə dentro il carcere che fuori. Perché occuparsi di loro significa occuparsi della società intera: ogni persona detenuta porta con sé il dolore delle vittime, il peso dei familiari, ma anche il destino di una comunità che dovrà accoglierla di nuovo.

Se desideri un supporto professionale basato sull’ascolto, sulla comprensione e sulla costruzione di nuove possibilità, posso accompagnarti in questo percorso di trasformazione personale.